lunedì 15 febbraio 2010

I giovani e la politica a Castel Volturno

Non è facile parlare di politica ai giovani di Castel Volturno. Gli adolescenti, la fascia di età con cui sono più a contatto, ragionano utilizzando i più banali luoghi comuni, quelli del tipo, “La politica è una cosa sporca” o “I politici sono tutti ladri” . Andando più su con l’età, le opinioni non cambiano di molto. Si continua a vedere tutto nero, ed è triste che dei giovani, che dovrebbero rappresentare il futuro della nostra società, siano senza speranza di prospettare un mondo migliore di quello che abbiamo oggi. Se le generazioni passate non avessero pensato che il futuro sarebbe stato meglio del passato, certamente staremmo ancora nelle caverne, cosa che non è. Rispetto alla generazione del '68, data oramai impressa nella memoria collettiva come sinonimo di impegno civile, politico, culturale e di contestazione, attualmente sembra prevale tra i giovani di Castel Volturno un certo disinteresse a partecipare alla vita politico sociale della collettività in cui si è nati e si vive. Negli ultimi anni, infatti, ho visto crescere sempre di più, un profondo senso di sfiducia nella politica. Le conseguenze di questi ragionamenti pessimisti nascono dal cattivo esempio che danno della politica molti degli uomini che si danno alla vita pubblica, che sbagliano proprio perché uomini e proprio perché esseri imperfetti. Forse molti giovani assegnano al termine “politica” un eccessivo significato, lo caricano di troppe aspettative e perciò ne sono delusi, quando essa non rientra nei limiti che essi stessi le assegnano. La “politica” non è “morale” e questo non lo dico io, ma lo ha stabilito fin dal 1513 Niccolò Machiavelli, quando nel disegnare la figura del Principe ideale sosteneva la celebre massima erroneamente attribuitagli che "Il fine giustifica i mezzi"; tale comportamento era tuttavia valido solo per conseguire la salvezza dello Stato, poiché egli non è il padrone, bensì il servitore dello Stato. Pochi sono i giovani, rispetto alla stragrande maggioranza, che a Castel Volturno fanno politica. I giovani più puri e idealisti tendono a restare fuori del mondo della politica per non sporcarsi l’anima immacolata, ma quando, così facendo, testimonieranno a se stessi e al mondo intero che si è capaci non solo di pensare bene, non solo di parlare bene ma anche di saper agire bene per la collettività e il bene comune? Ci sono poi quelli più rampanti e “traffichini”, pochi in realtà, che invece, la cercano esclusivamente per trarne qualche vantaggio personale. Frequentano qualche partito o movimento sempre più civico, perché si è più liberi di pensarla come si vuole senza dar conto a nessuno, nella speranza, prima o poi, di riuscire a trovare un lavoro o fare una carriera più veloce. Stando così le cose le prospettive non sembrano rosee per la nostra città. Dobbiamo allora rassegnarci ad avere una classe politica sempre più vecchia e monopolizzata? Io non mi rassegno a questo. Penso che i giovani, prima di tutto, debbano mettersi in discussione in prima persona se intendono contribuire, come hanno fatto nei secoli passati i nostri padri, i nostri nonni, i nostri bisnonni e tutte le generazioni che ci hanno preceduto, avranno sbagliato, ma solo chi non fa niente non sbaglia, ma hanno contribuito a rendere democratica è più civile questa nostra città. La strada da percorrere, per invertire la rotta, non è facile, tenuto conto della mancanza di uno stipendio sicuro, che affranchi dalla famiglia ma soprattutto dalla dipendenza di alcuni stereotipi di benessere commercializzato dai mezzi di comunicazione di massa, per cui siamo sempre più dei consumatori che cittadini con diritti e doveri, dalla criminalità organizzata, che ci rende schiavi di un sistema omertoso. La mia proposta è di non gettare la spugna. Gli strumenti per ridare fiducia ai giovani di Castel Volturno ci sono. Basta utilizzarli.
Il primo è il recupero del senso della collettività, se i nostri avi hanno resistito, per secoli, a vivere in una palude quale era il nostro territorio lo hanno fatto perché come collettività erano solidali tra di loro. E questo li ha resi forti nel superare le tante traversie della vita. E’ da qui che bisogna ripartire. Se si comprende l’importanza del proprio rapporto, che ognuno di noi deve stabilire con gli altri, nessuno escluso anche extracomunitario perché sono una ricchezza e non una povertà, e del proprio contributo, che ognuno di noi anche nel proprio piccolo può dare all’intera società locale e nazionale, si potrà così ritrovare l’ottimismo anche nell’approccio con il mondo della politica. Mi rendo conto che il temine “collettività” è, per alcuni una parola antiquata, che è quasi ormai sparita dal vocabolario dei giovani. E’ necessario, invece, ripristinare un tipo d’educazione diverso, che abitui i giovani, fin dall’infanzia, a porsi in relazione con gli altri non in modo egocentrico ed egoista, ma di apertura e di solidarietà. Non comprendo perché dei giovani in questa città raccolgano firme contro altri giovani, solo perché vengono da un altro continente e hanno la pelle di un altro colore. Non lo comprendo perché è proprio dei giovani essere aperti alle novità. Questo è certamente un primo passo per far comprendere quanto è importante la politica come strumento di aiuto alla collettività.
Il secondo argomento da proporre alla riflessione dei nostri giovani è quello di impegnarsi nel lavoro, qualsiasi esso sia, come dovere per la collettività, per la società in cui si vive e si vuole migliorare. Anche la semplice casalinga che educa bene i propri figli e cura la casa, come facevano le nostre nonne, può dare un notevole contributo. La politica non è altro che un lavoro da svolgere bene, come quello, dell’insegnante, del contadino, dell’impiegato, del medico o dell’avvocato. I giovani devono capire che tutte le professioni possono essere svolte in modo corretto o scorretto. Quella del politico presenta esattamente gli stessi rischi di corruzione che possono capitare, sotto forme diverse, a qualunque altro mestiere. Fare bene il proprio lavoro significa inondare la nostra città di una luce nuova, diversa, ottimista e rassicurante. Dare il buon esempio significa educare gli altri che lo stile di vita civile non è un’utopia.
La terza e ultima proposta, da prospettare ai giovani di Castel Volturno è quella della civile competizione. La politica non può essere trasformata in una lotta e tanto meno in una guerra tra bande, essa deve essere l’impegno comune a concorrere anche con aspri dibattiti alla risoluzione dei problemi del nostro territorio, ma mai ragionare in termini che aizzano lo scontro e inducono alla violenza, oppure invitano al pessimismo, dicendo che la politica è una cosa irrimediabilmente perversa e compromessa, non serve a nulla. Questo perché i “posti” della politica non possono essere lasciati tutti alle persone disoneste, altrimenti non cambierà mai niente.
Il mio invito è quello di fare uno sforzo e riuscire a penetrare in certi ambienti, nei partiti politici locali senza lasciare a casa il proprio bagaglio di valori e di ideali. Sono i giovani di Castel Volturno che debbono cambiare la vita politica di questa città e non è la politica che deve cambiare i giovani. L’importante è non lasciarsi scoraggiare di fronte alle prime avversità, perché la sconfitta di oggi potrebbe essere la vittoria di domani.
Alfonso Caprio
Candidato a Sindaco del Centro Sinistra
di Castel Volturno